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Demontis: Distruggi qualunque cosa viva

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Le guerre descritte nei testi antichi sono più che meri miti, la distruzione di Sodoma e Gomorra ha origine nei racconti babilonesi, ce ne parla Alessandro Demontis.

Uno dei temi più affrontati dagli autori che si occupano di ricerca alternativa, sia o meno essa legata al filone riguardante gli Antichi Astronauti, é senza dubbio quello delle guerre che nel passato sembrano aver coinvolto Dei e Uomini; la letteratura eterodossa ha prodotto su questo tema svariate decine di libri e saggi, trovando in autori come Erich Von Daniken e Zecharia Sitchin i padri fondatori del filone. Come dimenticare libri quali “Il giorno del giudizio é già cominciato” di Von Daniken, o “Guerre atomiche al tempo degli dei” di Sitchin, o “2000 AC Distruzione Atomica” di Davenport e Vincenti (recentemente ristampato dalla Enigma Edizioni con importanti contenuti dello specialista italiano Enrico Baccarini)?

A questi libri entrati ormai nella storia della ricerca alternativa sono seguiti nel corso degli anni numerosi nuovi prodotti editoriali destinati a costituire un corpus di valore inestimabile che rimarrà, probabilmente, come la più approfondita analisi dei “miti delle guerre” del passato. Si, perchè l’ accademismo, se sporadicamente ha prodotto traduzioni ed analisi dei vari miti coinvolti, ha praticamente snobbato la fase di ricerca che questi testi – forse troppo superficialmente chiamati “mitologia” – avrebbero meritato.

Senza eccezione alcuna, gli studiosi accademici che si sono trovati di fronte tavolette o manoscritti che narravano di guerre tra gli dei d’ Egitto, di Sumer, dell’ Indo, della Bretagna, del Mexico, della Cina, e perfino della Nuova Zelanda, li hanno liquidati come “mitologia formativa” tramite la quale gli antichi popoli volevano (a detta loro) giustificare cambi di regime militare, o preminenze religiose di questo o di quel dio; in alcuni vergognosi casi addirittura si é arrivato a sostenere che lunghi testi di centinaia di righe non fossero altro che storielle scritte per insegnare al popolo da dove venissero i nomi e le funzioni delle pietre!!

Con premesse simili, non deve meravigliare che questi accademici non vedano di buon occhio il tentativo eterodosso di cercare di capire cosa realmente si celi dietro questi testi, che noi ci rifiutiamo di catalogare come “mito” e che eleggiamo – con onore – al livello di “cronache”.
E la “cronaca” di cui parleremo in lungo ed in largo in questo testo é forse la più eccezionale cronaca di guerra divina che gli autori del passato ci abbiano lasciato, essendo divenuta parte di un testo religioso – la Bibbia – che funge da indicatore morale per miliardi di persone. Scopriremo che lo stesso episodio narrato nella Bibbia, la distruzione di Sodoma e Gomorra, ci giunge nella sua versione originale dalla Mesopotamia, tramite i babilonesi, i quali ebbero premura di raccontarci tutto l’ antefatto e le vicende connesse dal punto di vista divino.

Scopriremo un’ intricata trama di inganni tra fratelli, desideri di usurpazione, gelosie, frustrazioni, sconsiderate decisioni, che in un vortice di rabbia e di odio finirono per portare la maggior sventura proprio a coloro i quali, con tale guerra, cercavano di accaparrarsi il potere. Scopriremo quali popoli umani vennero coinvolti, e, con un occhio al nostro futuro, avremo forse l’ occasione di imparare una importante lezione dal nostro passato.

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La distruzione di Sodoma

Racconti di guerra

Il testo dell’ Epica di Erra, che nel corso dei decenni é stato analizzato da fior fiore di accademici (ricordiamo Foster e Lambert nel 1955, Cagni nel 1969 e nel 1977, Machinist nel 1983, A-Rawi e Black nel 1989, Muller nel 1994, fino ad una delle ultime versioni di George nel 2013), é di fatto un lunghissimo mix di esaltazioni e di condanne, composto da numerosi e prolissi monologhi, dialoghi e descrizioni vivaci, a tutti gli effetti un prodotto quasi scenico che ben si presterebbe ad una trasposizione cinematografica. Una sorta di colossal sci-fi ante literam.

Ed in effetti le gesta narrate, e la maniera in cui esse si svolgono, calano il lettore in una ambientazione fantascientifica che gli studiosi hanno completamente ignorato. Trasferendo tutto sul piano allegorico gli studiosi hanno completamente de naturalizzato il racconto, quasi insultandolo, e non sono stati capaci dunque di comprendere le grandi implicazioni di quanto contenuto nelle cinque tavolette.

E’ per questo che crediamo sia giunta l’ora di rendere giustizia a questo testo così bistrattato, e di mettere in evidenza i suoi legami con la narrazione biblica di Genesi 18 e 19 e del libro di Isaia capitoli 13 e 14.

Ci addentreremo nel processo di analisi soffermandoci inizialmente a fare una panoramica dei contenuti, per poi entrare in dettaglio in singoli passaggi e ricostruendo la storia narrata attraverso un incredibile uso di flashback poco compreso dagli studiosi accademici, i quali, per anni, hanno preferito discutere animatamente su come i versi andavano suddivisi e su quale personaggio diceva cosa (é risaputo che il metodo di scrittura cuneiforme non utilizza punteggiatura né divisori, dunque il ricostruire un testo contenente dialoghi é spesso faticoso a causa della mancanza di evidenza dell’ attribuzione delle frasi ai personaggi) piuttosto che concentrarsi sul ristabilire la linea temporale degli eventi narrati. Effettueremo in più passaggi dei rimandi alle fonti, per evidenziare il legame tra di esse e per colmare alcune lacune, ma suddivideremo (pur a volte richiamandoli) gli eventi “umani” da quelli “divini” che contemporaneamente ad essi si svolgevano; analizzeremo parti del testo, e le implicazioni degli eventi narrati, non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche da quello scientifico.

Siamo convinti infatti che le vicende narrate siano vere e proprie cronache, magari abbellite da qualche contenuto fantastico, ma che come si confà alle cronache, hanno possibilità di riscontro nel mondo reale. Gli studiosi accademici datano le tavole dell’ epica di Erra a circa l’ ottavo secolo a.C., a causa del fatto che son state trovate ben 35 versioni in siti datati al I millennio a.C. (nelle zone di Assur, Babilonia e Ninive) e rifiutano categoricamente l’ ipotesi secondo cui il racconto possa descrivere avvenimenti realmente accaduti; eppure, come vedremo, tantissimi passaggi del mito di Erra non solo hanno attinenza con altrettanti passaggi descritti nella Bibbia, ma contengono indicazioni che permettono di fare dei paralleli con fatti riscontrabili e di identificare precise zone geografiche. Mostreremo al lettore che riscontri di quanto narrato esistono a tutt’ oggi.

L’ EPICA DI ERRA, UNA PANORAMICA

Volendo riassumere fino all’ osso il contenuto del poema, potremmo dire che esso parla di una guerra aerea e di un bombardamento. O meglio, si tratta (forse) di un duplice bombardamento – anche se il testo ovviamente non usa mai questo termine, nato in epoca successiva – messo in atto da due divinità, Ishum ed Erra (rispettivamente Ninurta – esecutore materiale – e Nergal – il mandante), ai danni di Marduk e dei suoi seguaci; tale attacco, avviene grazie all’ ausilio di sette armi, chiamate “Le Sette armi del Terrore” o “I Sette Guerrieri senza rivali”.

Il poema si concentra sull’ aspetto divino, quindi nessun personaggio umano viene menzionato, e per scoprire cosa successe ai ‘seguaci umani’ di Marduk dovremo più avanti attingere alla Bibbia.

Una analisi corposa e dettagliata delle intricate trame e del contesto in cui esse si svolgono fu fatta dall’ orientalista ebreo azero Zecharia Sitchin nei suoi libri, ed in modo particolare nel libro “The wars of Gods and Men” del 1985, pubblicato in Italia solo nel 1999 col titolo “Guerre atomiche al tempo degli dei”.

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Le ragioni di questo bombardamento sono da cercare, secondo Sitchin, nella pretesa da parte di Marduk di avere la supremazia sugli altri dei, in quanto, secondo il suo conto degli anni, il sole sorgeva in quell’ epoca (2100 a.C. circa) nella costellazione dell’ Ariete, sua attribuzione celeste. Non era la prima volta che Marduk avanzava una simile pretesa, la prima volta Marduk occupò Sumer, ma fu convinto dal Nergal ad abbandonare il suo progetto e ad allontanarsi mentre egli (Erra) avrebbe sottoposto le sue ragioni (di Marduk) agli Anunna.

Dobbiamo intanto identificare i personaggi principali di questa meravigliosa epica. Il personaggio principale é sicuramente il dio Erra, identificato con Nergal, il cui epiteto é stato tradotto dagli accademici in svariati modi: da ‘colui che annienta’ a ‘colui che brucia’ a ‘il bruciato’, a ‘terra bruciata’, a ‘colui che brucia la terra’; l’ opinione più ricorrente é che il nome, scritto in cuneiforme ER3-RA o GIR3-RA, derivi dalla radice semitica ‘-h-r-r’ che ha il significato generico di ‘bruciato’. Compagno di Erra nell’ azione e suo interlocutore nei vari dialoghi é il dio Ishum, epiteto di Ninurta che significa ‘fuoco’ o ‘colui che brucia’; ad Ishum, più volte Erra si rivolge come alla sua avanguardia (accadico: ‘alik mahrishu’, colui che precede). Immediatamente successivo, in ordine di importanza nel testo, é il dio Marduk, contro il quale le azioni narrate nell’ epica sono rivolte. Personaggi secondari sono poi Anu, Enlil ed Ea.
Il testo inizia con una breve invocazione a Ninurta, chiamato prima Endursag e poi Ishum. Si descrive poi l’ indecisione di Erra se calmarsi e andare a dormire o se dare battaglia. Egli, alla fine, decide di far passare del tempo mettendo a riposare le sue ‘terribili armi’. Il testo prosegue con un’ altra invocazione a Ishum, e poi con una prima presentazione delle Sette Armi del Terrore, o più precisamente della loro ‘natura’ e dei loro effetti. Leggiamo nel testo:

I Sette, guerrieri senza rivali, la loro natura divina é diversa,
la loro origine strana, sono terrificanti;
Chiunque le veda é colto da paura.
Il loro respiro vitale é la morte!

Ci viene anche detto che furono una ‘creazione’ di Anu, o meglio, che fu Anu a porle sotto terra; questa azione viene narrata come una sorta di inseminazione da parte di Anu nei confronti della terra, un motivo molto utilizzato nella letteratura mesopotamica (es. “ll mito del Piccone”):

Quando Anu, re degli dei, impregnò la terraferma
col suo seme, ella produsse per lui i Sette dei,
che egli chiamò “I Sette”.
Stavano dinanzi a lui,
così che egli ne potesse decretare I destini.

Questi importanti passaggi, contenuti nella prima tavoletta (verso 23 e successivi), fungono da introduzione alla catena di eventi; non solo, questi versi creano il carattere divino delle armi, ulteriormente accentuato quando, in passaggi successivi, viene dichiarato per quale scopo tali armi vengono donate da Anu ad Erra:

Queste siano le tue armi quando
il clamore degli uomini sarà per te fastidioso,
quando deciderai di distruggere il popolo dalla testa nera.

Curiosamente, questa descrizione di una distruzione causata dal ‘clamore’ del popolo ci riporta in mente l’ episodio mesopotamico del Diluvio narrato nell’ Atra Hasis (un altro famosissimo e articolato testo babilonese), in cui é il dio Enlil a decidere di sterminare l’ umanità perchè il vociare umano gli faceva perdere il sonno.

[…]
Abbiamo accennato allo scopo della guerra, ma abbiamo altre importanti domande: fino a quando questa guerra sarebbe dovuta durare? In che modo la guerra sarebbe finita? Quale sarebbe stato il segno che avrebbe posto fine all’ ira di Erra? Il testo é chiaro (verso 136, tavola IV): la guerra civile tra i vari popoli sarebbe cessata quando a Babilonia si fosse insediato un nuovo governatore compiacente. Ma perchè ciò potesse accadere, rimaneva da fare una cosa: annientare i popoli che si trovavano presso le montagne SHAR.SHAR.
Questo compito é lasciato a Ishum, incaricato esplicitamente da Erra di porre fine alla guerra civile annientando il popolo dei Suti:

“Vai, Ishum, fai ciò che é stato detto!”
Ishum partì per le montagne SHAR.SHAR, [la patria dei Suti].
Le sette armi, i guerrieri senza rivali, portò con se.
Quando i guerrieri raggiunsero le montagne SHAR.SHAR
lui alzò la sua mano, e distrusse le montagne.
Ridusse le montagne a radura,
abbattè gli alberi della foresta dei cedri,
le foreste erano come spazzate dal diluvio;
distrusse le città e le ridusse a uno spazio aperto,
distrusse le montagne eliminandone la fauna,
sconvolse il mare distruggendone il bacino,
portò l’ immobilità della morte su paludi e foreste e,
bruciandole come fuoco,
ridusse la vita di nuovo ad argilla

Siamo di fronte alla spettacolare descrizione di una azione punitiva degna di un film di fantascienza! Sembra quasi di vedere Ishum, in volo, mentre bombarda le regioni sottostanti con le Sette Armi.
No, non stiamo affatto esagerando, anzi… é giunto il momento, finalmente, di avanzare l’ ipotesi che finora timidamente si é fatta strada nella mente leggendo il testo fino ad ora. D’ altronde, come sarebbero possibili tutte le azioni di distruzione narrate, se non tramite un attacco coordinato? Come poteva, Erra, muoversi da una regione all’ altra in poco tempo, per portare la distruzione? Come poteva coordinare i suoi guerrieri spingendoli ora qui, ora li, in regioni e città tra loro distanti? Ancor di più: come poteva, Ishum, causare la distruzione di montagne, l’ abbattimento di alberi, e lo sprofondamento del bacino di un non meglio identificato mare? Azioni del genere sono possibili solo da grande altezza, tramite un attacco aereo.

IL RACCONTO BIBLICO

Abbiamo accennato più volte al fatto che l’ Epica di Erra trova almeno una corrispondenza nel racconto biblico; precisiamo in questa sede che episodi dell’ Epica di Erra, ma narrati dal punto di vista umano, si trovano nella Bibbia in almeno due libri: Genesi e Isaia.
Soffermiamoci per ora alla narrazione di Genesi, dove l’ Epica di Erra viene narrata nell’ arco di vari capitoli (principalmente Genesi 14 e Genesi 19); in questo libro ci vengono narrate le principali fasi della guerra:
 la guerra civile e le invasioni dei popoli fedeli a Nergal e agli dei ‘enliliti’ nei confronti delle popolazioni cananee;
 il ‘bombardamento’ di Sodoma e Gomorra, che altro non erano se non due delle città i cui abitanti seguivano Marduk

La guerra civile e gli attacchi contro i popoli di Canaan sono narrati nella Genesi al capitolo 14, nell’ episodio noto come Guerra dei Re; il bombardamento delle ‘città del peccato’ viene narrato invece in Genesi 19. Non si possono però comprendere bene gli eventi se non si dedica un momento di lettura anche a Genesi 13, in cui Lot e Abramo si separano (Lot rimane alle porte di Sodoma, nella valle del Giordano, mentre Abramo si sposta verso Memre, ad Ebron) dopo la promessa di Dio ad Abramo di concedere alla sua discendenza tutte le terre circostanti, ed a Genesi 18 (dal verso 16 in poi) che funge da antefatto al bombardamento.
Suddivideremo questa sezione del libro in due parti distinte, ognuna delle quali dedicata a uno di questi eventi principali.

[…]

La città ove Lot si stabilì, Sodoma, é stata cercata per tanto tempo dagli archeologi e storici, e le due zone più probabili per la sua identificazione sono ai due vertici opposti del Mar Morto: un filone di ricerca la colloca a sud, assieme a Zoar (altrimenti chiamata Bela), mentre un altro filone la colloca a nord, nella zona di Tall-el-Hamman. E’ comunque riconosciuto che si tratti di città nei pressi del Mar Morto, dunque la catena di eventi narrata non solo dal testo biblico, ma anche dall’ Epica di Erra, si svolge (almeno in parte) nei pressi di questo lago. Andando avanti ad analizzare la geografia descritta nel racconto biblico, troviamo l’ importante nome di Canaan: questa zona é universalmente riconosciuta come tutta la lingua di terra che comprendeva il territorio attuale di Libano, Israele e parti di Siria e Giordania. Dunque la zona di Canaan comprendeva anche il Mar Morto, una ulteriore conferma. Ma abbiamo qualche conferma della relazione tra la geografia del racconto biblico e quella del racconto babilonese? Eccome! La chiave dell’ identificazione é costituita da un passaggio ben preciso del testo di esaltazione del dio Erra, che leggiamo assieme qui di seguito:

Ishum ana SharShar shadi ishtakan panishu
Ishum verso i monti SharShar si diresse

I monti SharSar (accadico: SharShar shadi), nella versione di Foster chiamati He.He (“From Distant Days: myths, tales and poetry from Ancient Mesopotamia”, 1995), vengono commentati nel testo come ‘la patria dei Suti’ (noi abbiamo preferito inserire in parentesi quadra ciò che Foster invece inseriva liberamente nel versetto). Gli stessi Suti erano menzionati precedentemente nel testo, quando si diceva che:

La, i nomadi Suti, uomini e donne,
passano da una guerra all’ altra!

E chi erano mai questi Suti? I Suti erano un popolo stanziato nella zona che comprendeva l’ odierna Siria, il Libano e parte del Sinai, le zone che corrispondevano all’ antica Canaan! Bisogna specificare, per correttezza, che George Smith in un suo libro (“The Chaldean account of Genesis”, 1876) traduceva il corrispondente passaggio dell’ Epica di Erra (chiamata da lui all’ epoca: “Le conquiste di Lubara”) scrivendo che Itak (Ishum) si diresse vero la Siria, poiché all’ epoca solo questa era considerata la terra dei Suti.

IL PERCHE’ DEL BOMBARDAMENTO

Chiarito il dove ed avendo stabilito il quando (Canaan, valle del Mar Morto, fine del XXI secolo a.C.), rimane da stabilire il perchè questo attacco fu sferrato. E vedremo che anche qui il racconto mesopotamico ed il racconto biblico vanno a braccetto.
Il racconto di Genesi 14 ci spiega (versetto 4) che i Re delle città del Mar Morto (la valle di Siddim, così é chiamata nella narrazione) si erano ribellati al dominio di Chedorlaomer al tredicesimo anno della sua sovranità su di loro. Abbiamo dunque una esplicita dichiarazione che attesta una ribellione.
Il testo dell’ Epica di Erra invece, ci informava del fatto che la guerra era iniziata a causa del fatto che gli uomini non temevano più i loro dei, o, come aveva dichiarato lo stesso Erra:

“Ignoravano / disprezzavano (“lequ shetuti”) il mio nome”

E’ evidente dunque che, non rispettando più le divinità care al popolo di Chedorlaomer e Amar Sin, e cioè la fazione Enlilita – a cui Erra era affiliato, pur essendo di stirpe Enkita – i popoli coinvolti nella guerra avevano giurato fedeltà ad altri dei. La guerra era, sostanzialmente, dovuta ad un cambio di fedeltà di alcuni popoli che avevano scelto di adorare altri dei, e di sfuggire alla dominazione dei re di Elam e di Sumer. Abbiamo qualche altra indicazione? Forse in aiuto potrebbero venirci altri passi biblici se paragonati ad altrettanti versi del “šar gimir dadmê”, il quale ci fornisce molto probabilmente la chiave per comprendere tutta la vicenda.
Come abbiamo già scritto, il significato di questa frase del testo é “Re delle dimore” o “Re di tutte le dimore”; secondo quanto contenuto nel testo, il compositore fu lo scriba Kabti-ilani-Marduk, il quale scrive che il racconto degli eventi gli venne fatto durante una notte da un non precisato dio. Numerosi studiosi (quali Botterò, Kramer, Zimmern e Cagni) suggeriscono che tale dio fosse Ishum (Ninurta), compagno di Erra (Nergal) negli eventi narrati.

Siccome sappiamo che la tradizione ebraica biblica é di marcato stampo enlilita, questi particolari sono molto importanti. Il testo fu integrato nell’ Epica di Erra, ma sembra aver lasciato nella tradizione biblica non pochi segni, infatti troviamo dei paralleli ad alcuni suoi passaggi in molteplici versi del libro di Isaia, ai capitoli 13 e 14. Essi sono i capitoli in cui si descrivono le ‘nefandezze’ di Babilonia e che contengono la famosa condanna di un non ben identificato Re di Babilonia. Questo episodio, narrato in Isaia 14:12, é stato al centro di numerose discussioni riguardanti l’ identità di tale Re e della figura di Lucifero (poiché il termine Helel, usato da Isaia, é stato tradotto come “Stella del Mattino”, un epiteto di Lucifero); ma in questa sede non serve affrontare la questione, che riteniamo di aver abbondantemente sviscerato nel libro “Da Sumer al Transumanesimo”.
Vogliamo invece paragonare alcuni versi del mito accadico con altri dei capitoli di Isaia. In particolare confrontiamo questi passaggi:

šar gimir dadmê : “Erra, parlando al suo messaggero Ishum, dice: I giorni sono finiti, il tempo prefissato é passato”
Isaia 13:22 : “La sua ora si avvicina, i suoi giorni non saranno prolungati.”
Il parallelo nei contenuti, appare ancora più interessante notando che nel testo accadico la frase riportata é riferita a Marduk (e al suo dominio) mentre in Isaia la frase é riferita a Babilonia, regno di Marduk.

Un’ altra copia di versi interessanti é la seguente:

šar gimir dadmê : “Scuoterò l’ Irkalla, e i cieli tremeranno!”
Isaia 13:13 : “Allora farò tremare i cieli, e la terra si scuoterà dalle fondamenta”
Qui é d’ interesse notare che é Ishum a pronunciare questa frase, e che l’ Irkalla, comunemente descritto come il regno dei morti, é in realtà il ‘mondo di sotto’ o ‘mondo profondo’ (il sumero KUR.NU.GI), un perfetto parallelo dell’ espressione usata da Isaia (le fondamenta della terra). Ma c’ é ancora un passaggio, quello più famoso di tutti, che potrebbe aiutarci. Si tratta del già citato Isaia 14:12 che cita:

”Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’ aurora?”

Questa é la traduzione prosaica comunemente utilizzata nelle bibbie moderne. Se però andiamo a leggere la versione originale ebraica, essa utilizza non il nome Lucifero, ma il termine Helel.
A nostro avviso questo passaggio rispecchia un passo del testo accadico che recita: “la brillantezza del dio Shulpa-e io farò cadere”.
Shulpa-e, come sappiamo dai testi mesopotamici, é uno dei primissimi nomi di Marduk, già conosciuto in periodo sumero, non babilonese. Ciò implicherebbe, se il parallelo regge, che Isaia con quel termine, Helel, si riferisse proprio a Marduk.

E’ possibile la cosa? Non solo é possibile, ma riteniamo sia perfettamente dimostrabile. Il termine Helel significa letteralmente “mattino, qualcosa che brilla”, ed é seguito nel testo dalla specificazione “ben-sahar” (figlio del mattino). Non c’ é dubbio quindi che il verso parli di un personaggio i cui epiteti sono legati al mattino o, come tradotto genericamente, alle prime fasi del mattino (l’ Aurora). Se potessimo trovare un riferimento simile nel verso accadico, il gioco sarebbe fatto… e il riferimento c’ é, ed é proprio il nome Shulpa-e, poiché é proprio questo termine ad avere un legame con il sorgere del sole (alba ed aurora)!
E’ infatti un famoso testo astrologico mesopotamico (MUL.APIN tavola II) ad informarci che l’ astro di Marduk, nel suo muoversi nei cieli, assume tre nomi:

“Al suo sorgere eliaco: SHULPA-E,
salendo di due ore nel cielo: SAG-ME-GAR,
allo zenith: NE-BI-RU”

Sembra dunque giustificato sostenere non solo che il compilatore del libro di Isaia ben conoscesse le vicende dell’ Epica di Erra, ed abbia inserito nel testo numerosi riferimenti alla guerra che vide coinvolti Nergal e Ninurta contro Marduk, ma anche dedurre che molto probabilmente era proprio Marduk il dio che gli abitanti di Sodoma, Gomorra e le altre città avevano scelto di adorare e seguire.
Quale motivo migliore poteva avere, Erra, per iniziare la sua guerra?

L’ AUTORE

Alessandro Demontis, nato a Sassari nel 1974 e residente nel Lazio, é autore di cinque libri ed oltre 30 articoli riguardanti la teoria dell’ autore russo Zecharia Sitchin e di numerosi articoli di linguistica, mitologia ed archeologia del Medio Oriente e dell’ America Pre Colombiana, argomenti che costituiscono il suo principale interesse.
Chimico e Tecnico Ambientale, di estrazione scientifica, é da sempre appassionato studioso di civiltà e lingue antiche.

E’ autore dei libri:
MILLE COSE NASCOSTE (1. ed: 2008 – 3. ed: 2010)
NIBIRU E GLI ANUNNAKI (1. ed: 2009 – 3. ed: 2010)
TESTI SUMERI TRADOTTI E COMMENTATI (2010)
IL FENOMENO NIBIRU vol. 1 (1. ed: 2011 – 2. ed: 2012)
IL FENOMENO NIBIRU vol. 2 (2012)
DA SUMER AL TRANSUMANESIMO (2013)
SMARTYA: Un modello per la Smart City ( 2015)
IL FENOMENO NIBIRU vol. 3 (2017)

Le Homepage:
https://ademontis.wixsite.com/ilfenomenonibiru
https://ademontis.wixsite.com/alessandrodemontis

IN USCITA PER ENIGMA EDIZIONI (dicembre 2019):
DE HOMINE – Enigmi del passato, visioni del futuro
SINOSSI:
“Come é sorta la Vita? Come si é evoluta? Quante e quali problematiche ha dovuto affrontare? Quanti miracoli scientifici sono dovuti occorrere perchè si arrivasse da semplici molecole chimiche fino a noi esseri umani senzienti? Forse le cose stanno in maniera diversa, forse c’ é qualcosa che ancora ci sfugge e che é la chiave per il nostro futuro. De Homine é un affascinante viaggio attraverso l’ Evoluzione Umana, che parte dal mistero dell’ Origine della Vita e si dipana lungo la ricostruzione degli ultimi 450.000 anni di storia del nostro pianeta per arrivare a proiettarci verso il futuro e verso la possibilità dell’ Uomo di dirigere la propria evoluzione. Superando i propri limiti.

Il Libro per approfondire:

demontis biglino beccarini

Fonte: Nibiru2012


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